Stasera c’è The Notebook

27 giu

Si.
Stasera c’è the notebook.
Un film che non è un film. E’ un attentato alla sanità mentale dell’essere umano medio.
Un film che non va guardato. Assolutamente. Evitato come la peste.

E quindi eccoci qui che lo guardiamo.

Tratto da un libro del Moccia Americano, si penserebbe sia un polpettoncino stile harmony da somministrare in sindrome premestruale come prestanome alla motivazione dell’immancabile pianto a singhiozzi che la caratterizza.
Ci son due punti da prendere tuttavia in considerazione.
1. Gli americani son più fichi di noi. Quindi hanno anche un Moccia marginalmente più fico. E il materiale fondante per il film è dunque nettamente migliore.
2. Rachel McAdams e Ryan McGosling.

La loro chemistry on screen è quello che si definirebbe epica. E quello che ne scaturisce è un po’ un porno per signore. Con piloni di sentimentalismo e dettagli da vita vera, che ti fanno un po’ venir la voglia di prendere a testate i muri random del mondo.
Perché lui ama lei, lei ama lui, ma le famiglie, le scelte, l’altra, l’altro … E questo è il film. Niente di particolarmente originale.
Citazioni colte e riferimenti storici che in altre pellicole diventano pretenziose e fuori fuoco qui sono un armonico bidimensionale sottofondo che scorre dietro le sagome in 3D di Allie, Noah, il loro volersi bene, e il loro scegliere di continuare a volerselo per tutta la vita.
Un sottofondo che bisbiglia a loro e a noi durante tutto il film, come dovrebbero andare le cose al mondo. E cioè che se hai la cazzo di fortuna di amare *davvero* qualcuno, tra tutti i cazzi e mazzi della vita, le delusioni che strappano l’anima a metà e ti disarmano la vita, a volte, anzi sempre, proprio ad opera o con al centro le persone che si amano, e ci amano di più, si fa come Allie quando fa le valigie e torna a casa da Noah sul finale: si fa spalluccia. Poi si corre incontro a quel volersi bene. Poi lo si abbraccia forte e non si lascia andare più …
Peccato che non succede.
Non succede quasi mai.

Avvertenze: Spegnere la tv quando Allie giovane torna da Noah/Allie vecchia ricorda chi è e fingere che non vi sia un seguito. In questo modo forse vi rimarranno altre lacrime da piangere per gli anni che vi rimangono da vivere.

Paolo Villaggio – morto e risorto.

10 dic

Dal coccodrillo alla bufala il passo è breve. O per lo meno lo è nell’ecosistema chiamato web. E’ internet infatti, a offrire le condizioni ambientali più favorevoli per questo tipo di evoluzione.

Chiamasi “coccodrillo”, in gergo giornalistico, un necrologio ante mortem, preparato dalle lungimiranti firme, che con Cassandrica certezza, seppur prevedibili doti profetiche, amano portarsi avanti con il lavoro e non farsi trovare impreparati dalla puntualità del mietitore equipaggiato a falce e mantello. Unica regola da rispettare, se non per deontologia professionale, per lo meno per buonsenso, o per evitare iettature, la scrittura può essere ante mortem, ma la pubblicazione, non si transige, deve necessariamente aver luogo POST.

Le conseguenze, in caso la regola sia disattesa, sono, fondamentalmente, una brutta figura, condita da una bella dose di imbarazzo. Le parole che hanno creato scompiglio stavolta sono state queste: “È morto Paolo Villaggio nella sua Genova. L’Italia intera piange il suo Fantozzi, il comico che ha fatto ridere una intera generazione”, e la colpa della figuraccia è stata attribuita niente di meno che al sito internet dell’ansa. Se si sia trattato di una doppia bufala, confezionata ad arte da qualche bontempone annoiato e appassionato di social network, di una notizia non verificata, o di un coccodrillo pubblicato per sbaglio non è dato sapere, ma sono bastati pochi minuti perché l’equivoco si diffondesse nelle lande incontrollabili che costituiscono la rete. Dopotutto basta un miserrimo clic su un “condividi”, un “retweet”, un “reblog”, e, come il più sordido dei pettegolezzi, nel più bucolico dei paesini, la notizia, falsa, vera, inventata, taroccata, ritoccata che sia, diventa di dominio non solo pubblico, ma mondiale .. e d’altronde è questa la magia, e allo stesso tempo il punto debole del web, che si boicotta e si protegge con le sue stesse armi; pochi minuti sono infatti bastati perché la bufala si diffondesse, altrettanto pochi perché alle costole della falsa notizia facesse terra bruciata la sua smentita (pubblicata dall’ansa stessa, che ha raggiunto per telefono l’attore e scrittore genovese). Resta comunque il fantasma di una potenzialità smisurata custodita dal grembo di internet, e viene da chiedersi quali sorti avrebbe una falsa notizia confezionata in maniera leggermente migliore, e con finalità più definite e a lungo termine.

M.G.

L’addio a Marco Simoncelli – 27/10/2011

27 ott

Le immagini di questo funerale sono tra le cose più belle che ho visto da diverso tempo a questa parte. E dire bello di un funerale stride, perché un funerale non è mai bello. Eppure sta famiglia di cui hanno tutti tanto parlato in questi giorni ha trasmesso davvero qualcosa di simile a una serenità che non crederei possibile in situazioni del genere. Poi vedi le moto che affiancano la bara, ad accompagnarlo fino alla fine, come estensioni di corpo e anima, e capisci che Marco Simoncelli se n’è andato veramente troppo presto, ma se n’è andato con l’unico senso possibile di questa vita stretto tra le mani. Letteralmente. Aveva la moto tra le mani. La sua *passione* tra le mani. E che c’è di più sensato, giusto .. bello? “Perché Marco era bello anche da morto”, ha detto il padre, e torna tutto.. capisci che forse quella specie di serenità in realtà è consapevolezza che il loro figlio e fratello, e fidanzato, e amico .. l’aveva trovato e l’aveva vissuto sto senso, fino alla fine.. ed è morto tenendoselo stretto. Ed è stato coraggioso e un po’ folle a farlo, ma in un modo un po’ crudele credo proprio si possa dire che è stato tanto fortunato a trovarlo e a riuscire a viverlo.
L’immagine più bella però è stata un’altra. E’ stata quella di babbo e una sorella che si son seduti di fianco al loro figlio e fratello come se il loro figlio e fratello non fosse chiuso dentro a una bara. Ci si son seduti accanto come se fossero a casa, stesi sul divano ad ascoltare siamo solo noi. E quel babbo ha abbracciato la figlia come se stesse dando forza a lei, quando invece in realtà stava cercando appoggio per se stesso .. perché chiaramente quella “serenità” non può fare niente per alleviare la perdita, ma quell’abbraccio è stato il momento in cui ho capito perché l’italia s’è fermata per Marco Simoncelli .. anche quella parte d’Italia che magari l’aveva solo intravisto su una moto una domenica ogni tanto, mentre dava un occhio distratto alla televisione. Marco Simoncelli è diventato l’emblema di quanto senso questa vita ti può dare e di quanto arbitrariamente possa decidere di togliertelo .. ma è diventato anche l’immagine di quanto sei fortunato se riesci a tenerlo stretto tra le mani per qualche millesimo di secondo prima di restituirlo .. e quando pensi in questi termini, Marco Simoncelli non può non diventare, retoricamente eppure sinceramente, il tuo di figlio e di fratello .. e non puoi non fermarti un attimo a guardarlo mentre restituisce il senso e se ne va.

Simoncelli c’è!

Sociopatia virtuale.

19 ott

Interessante.

Devo ancora venire a patti con la versione blogger di me stessa.

Spero risultarmi adeguatamente sociopatica come la me stessa reale.

Realtà .. concetto facilmente equivocabile.

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